Discalculia evolutiva cos’è

Discalculia Evolutiva

Premessa di   Maria G. Bartolini Bussi, Giacomo Stella – Università di Modena e Reggio Emilia

“La discalculia evolutiva (D.E.) è una disabilità di origine congenita e di natura neuropsicologica che impedisce a soggetti intellettivamente normodotati di raggiungere adeguati livelli di rapidità e di correttezza in operazioni di calcolo (calcolo a mente, anche molto semplice, algoritmo delle operazioni in colonna, immagazzinamento di fatti aritmetici come le tabelline), e di processamento numerico (enumerazione avanti ed indietro, lettura e scrittura di numeri, giudizi di grandezza tra numeri). Dunque riguarda la parte esecutiva della matematica e ostacola quelle operazioni che normalmente dopo un certo periodo di esercizio tutti i bambini svolgono automaticamente, senza la necessità di particolari livelli attentivi. La discalculia a volte può ostacolare l’efficienza del ragionamento aritmetico e del problem solving matematico (concetti matematici, soluzione di problemi), competenze che altrimenti sarebbero integre. I soggetti con tale disabilità sono circa il 4% della popolazione scolastica.
E’ soprattutto verso la fine della terza elementare che può essere più facile fare l’ipotesi che un bambino inefficiente nella parte esecutiva della matematica possa essere affetto da D.E.. Infatti è a questo punto del cammino scolastico che normalmente le operazioni di calcolo e di processamento numerico più elementari vengono svolte da tutti i bambini con elevati livelli di automatizzazione.
La diagnosi di discalculia evolutiva spetta alle strutture sanitarie di psicologia e di neuropsichiatria infantile che devono somministrare protocolli neuropsicologici adeguati all’individuazione ed alla diagnosi di questa disabilità. E’ ad esse che gli insegnanti devono indirizzare le famiglie dei bambini per i quali suppongono la presenza di D.E..”
Tuttavia è noto che la rieducazione di una disabilità risulta tanto più efficace, quanto prima viene avviato un lavoro di rieducazione o di attività più graduata e finalizzata ad aiutare coloro che non mostrano di rispondere alle sollecitazioni dell’insegnante secondo le attese. L’identificazione di una difficoltà può precedere la definitiva identificazione del disturbo ed ha il vantaggio che può essere effettuata dagli insegnanti, con strumenti e formazione adeguata e, se efficace, porta alla riduzione della difficoltà e del grado di espressività dell’eventuale disabilità.
Diversi autori (es. Butterworth, Dehaene) sostengono l’opportunità di avviare diagnosi precoci per individuare bambini a rischio anche in prima e seconda elementare. E’ chiaro quindi che, per evitare “falsi positivi” è necessario che l’insegnante sia certo di avere offerto a tutti i bambini strumenti adeguati per la costruzione delle competenze numeriche. Potrebbe infatti accadere che l’insufficiente padronanza delle operazioni di calcolo e del processamento numerico dipenda anche da una didattica non attenta agli aspetti semantici, lessicali, sintattici e procedurali dell’aritmetica.

 

 


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